giovedì 27 settembre 2007

Eteronimia ed essere


«L'eteronimia non è altro

che la vistosa traduzione in letteratura

di tutti quegli uomini

che un uomo intelligente e lucido

sospetta di essere»

Tabucchi


Non so quanti di noi scegliamo a caso il nick che ci contraddistingue dagli altri, l'alter ego nel quale e con il quale ci sentiamo una cosa sola, ed insieme con esso percepiamo più profondamente la molteplicità dei personaggi che vivono in noi stessi...
Nella libertà di scegliere il nome con il quale vogliamo mostrarci agli altri è intrinseco il valore che noi stessi vogliamo dare al nostro essere, che seppure momentaneo e spazialmente limitato, diventa in quel momento l'indicatore principale di ciò che vogliamo trasmettere di noi, è lo strumento del quale ci serviamo per svelare la nostra più profonda identità...
Ci sono giorni in cui io sono realmente colei che tesse, disfa e ritesse la tela, giorni in cui mi confondo con Don Chisciotte, altri in cui mi sento un pò Mafalda...
E' bello scoprire in noi stessi tanti modi di essere e di vivere...ed ancor più bello è poter far vedere agli altri la nostra poliedricità, la nostra molteplice personalità, la nostra capacità di essere ogni giorno diversi, conservando al tempo stesso una perfetta sintonia con noi stessi...


Ebbi sempre, da bambino, la necessità di aumentare il mondo con personalità fittizie, sogni miei rigorosamente costruiti, visionati con chiarezza fotografica, capiti fin dentro le loro anime. Non avevo più di cinque anni, e , bimbo isolato e non desideroso se non di stare così, già mi accompagnavano alcune figure del mio sogno, un capitano Thibeaut, Chevalier de Pas e altri che ho dimenticato […]. Ciò sembra la semplice immaginazione infantile che si diverte con l'attribuire vita a fantocci e a bambole. Era però qualcosa di più: io non avevo bisogno di bambole per concepire intensamente quelle figure. Chiare e visibili nel mio sogno costante, realtà esattamente umane per me, qualunque fantoccio, poiché irreale, le aveva sciupate. Erano gente.

…Questa tendenza non passo con l'infanzia, si sviluppò nell'adolescenza, si radicò con la crescita, divenne alla fine la forma naturale del mio spirito. Oggi ormai non ho personalità: quanto in me ci può essere di umano, l'ho diviso tra gli autori vari della cui opera sono stato l'esecutore.sono oggi il punto di riunione di una piccola umanità solo mia.

…E così mi sono fatto, e ho propagato, vari amici e conoscenti che non sono mai esistiti, ma che ancora oggi, a quasi trent'anni di distanza, io ascolto, sento, vedo. Ripeto: ascolto, sento, vedo…E ne ho nostalgia

Come che sia, l'origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l'interno e io li vivo da solo con me stesso.


F.Pessoa


1 commento:

Killo ha detto...

Visto le buone visite e i commenti che mi lasci cara Penelope sul mio misero blog, se passata in primapagine tra i blog e siti amici...