
mercoledì 12 dicembre 2007
Riflessioni

Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni - segnali a volte sfacciati delle nostre assenze - ma di attenzioni.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita.
lunedì 10 dicembre 2007
Vita e biglie di cristallo

Tu non sei come gli altri, Dann, tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte.
IO non so... a me la vita sembrava già difficile... sembrava già un'impresa viverla e basta. Ma tu... tu sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida....sembra che devi stravincerla... una cosa del genere. Una roba strana. Un po' come fare tante bocce di cristallo... e grandi.... prima o poi te ne scoppia qualcuna... e a te chissà quante te ne sono già scoppiate, e quante te ne scoppieranno... Però... Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato... e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene.
Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita....non sono quelli gli errori..... quella è vita... e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca..... io questo l'ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro....le sue piccole tristi biglie infrangibili..... e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo..... sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino... ci si vede dentro tanta di quella roba..... è una cosa che ti mette l'allegria addosso... non smetterla mai..... e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo..... meravigliosa vita.
Castelli di rabbia, A.Baricco
giovedì 6 dicembre 2007
Pensieri Quotidiani

Le peggiori difficoltà e le peggiori sofferenze, per l'uomo, cominciano nel momento in cui egli crede di essere il solo padrone del proprio destino, che non esistano né Provvidenza né entità luminose per guidarlo e sostenerlo. Così taglia tutti i legami con il Cielo, e allora non è più un figlio di Dio al riparo dalle preoccupazioni. Non appena smette di fare affidamento sul Padre e sulla Madre celesti, tutte le sofferenze incominciano ad abbattersi su di lui, e si sente solo. Egli deve capire che è colpa sua: il Cielo non lo ha abbandonato; è lui che ha abbandonato il Cielo. Per risolvere i vostri problemi, per essere sempre aiutati, nutriti e illuminati, non dovete mai tagliare il legame con il Cielo, perché il Cielo non lascia mai che un suo figlio pianga in solitudine.
Omraam Mikhael Aivanhov
lunedì 26 novembre 2007
Aspettando Godot

per aiutarli a passare il tempo?
Gli ho dato degli ossi,
gli ho parlato di questo e quest'altro,
gli ho spiegato il crepuscolo,
tutto questo va benissimo.
Per non dire altro.
Ma può bastare,
è questo che mi angustia,
può bastare?..."
Ho sempre adorato quest'opera teatrale, così assurda, così inverosimile, ed allo stesso tempo così vera e reale.
Mi riporta ai miei giorni vissuti nell'attesa di qualcosa di cui neanche io ho ben chiara la natura,e scivolando tra un Forse e un Non lo so, mi perdo nella lunga attesa di ciò che spero Verrà.
Intanto attendo.
Chi mi conosce pensa che ho tutto, che non c'è niente che mi manca, come donna posso dirmi realizzata come mamma e come moglie, però c'è qualcosa, nei meandri del mio essere e del mio sentire, c'è qualcosa che manca...
Sarà la difficoltà vissuta ogni giorno di poter conciliare ogni cosa, di riporre al giusto posto i pezzi sparsi del puzzle della mia vita, i progetti, i sogni, i desideri inespressi...
Quello che attendo è forse la realizzazione di un sogno?
"...Vivo tutti i miei giorni aspettando Godot, dormo tutte le notti aspettando Godot.
Ho passato la vita ad aspettare Godot.
Nacqui un giorno di marzo o d'aprile non so, mia madre che mi allatta è un ricordo che ho,
ma credo che già in quel giorno però invece di poppare io aspettassi Godot.
Nei prati verdi della mia infanzia, nei luoghi azzurri di cieli e acquiloni, nei giorni sereni che non rivedrò io stavo già aspettando Godot.
L'adolescenza mi strappò di là, e mi portò ad un tavolo grigio, dove fra tanti libri però, invece di leggere aspettavo Godot.
Giorni e giorni a quei tavolini, gli amici e le donne vedevo vicini, io mi mangiavo le mani però, non mi muovevo e aspettavo Godot.
Ma se i sensi comandano l'uomo obbedisce, così sposai la prima che incontrai, ma anche la notte di nozze però, non feci nulla aspettando Godot.
Poi lei mi costrinse ed un figlio arrivò, piccolo e tondo urlava ogni sera, ma invece di farlo giocare un po', io uscivo fuori ad aspettare Godot.
E dopo questo un altro arrivò, e dopo il secondo un altro però, per esser del tutto sincero dirò, che avrei preferito arrivasse Godot.
Sono invecchiato aspettando Godot, ho sepolto mio padre aspettando Godot, ho cresciuto i miei figli aspettando Godot.
Sono andato in pensione dieci anni fa, ed ho perso la moglie acquistando in età, i miei figli son grandi e lontani però, io sto ancora aspettando Godot.
Questa sera sono un vecchio di settantanni, solo e malato in mezzo a una strada, dopo tanta vita più pazienza non ho, non posso più aspettare Godot.
Ma questa strada mi porta fortuna, c'è un pozzo laggiù che specchia la luna, è buio profondo e mi ci butterò, senza aspettare che arrivi Godot.
In pochi passi ci sono davanti, ho il viso sudato e le mani tremanti, e la prima volta che sto per agire, senza aspettare che arrivi Godot.
Ma l'abitudine di tutta una vita, ha fatto si che ancora una volta, per un momento io mi sia girato, a veder se per caso Godot era arrivato.
La morte mi ha preso le mani e la vita, l'oblio mi ha coperto di luce infinita, e ho capito che non si può, coprirsi le spalle aspettando Godot.
Non ho mai agito aspettando Godot, per tutti i miei giorni aspettando Godot, e ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte, ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte..."
Claudio Lolli, "Aspettando Godot"
sabato 24 novembre 2007
Addomesticare...

La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'.
Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe.
"Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici.
Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla.
Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'.
Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi;
scopriro' il prezzo della felicita'!
Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... ".
mercoledì 21 novembre 2007
La lettera d'amore...

giovedì 8 novembre 2007
Niente di nuovo
mercoledì 7 novembre 2007
Occhi sulla vita

Se dall'esterno percorro con lo sguardo la mia vita, essa non appare particolarmente felice.
Meno che mai mi è possibile, tuttavia, giudicarla infelice, malgrado ogni errore.
Ma infine, è davvero stolto preoccuparsi di felicità e infelicità, giacché a me sembra che farei maggiore difficoltà a privarmi dei giorni più infelici anziché di tutti quelli sereni.
Se in una vita umana importa accettare consapevolmente l'ineluttabile, gustare appieno il bene e il male e conquistare oltre al destino esteriore anche uno interiore più autentico e non casuale, la mia vita non è stata né povera né cattiva.
martedì 6 novembre 2007
Idiozia Emotiva
Va bene, ditemi pure che mi manca il coraggio, ditemi pure che non so combattere, accetto qualsiasi cosa abbiate da oppormi, saprò digerire i colpi. Tutto mi sfiora, tutto passa, tutto ruota intorno a me senza che io vi partecipi ... (a parte ciò che riguarda la mia famiglia).Come una canna al vento, mi sto lasciando sopraffare, procedo con lo studio molto a rilento, anzi, sono quasi ferma...Sono proprio un'idiota emotiva...
Ehi, mi chiamo Zoe e questo e' il mio libro. E' un documento di Idiozia Emotiva in due parti. C'e' il 'prima', che spiega come sono arrivata sin qui, e c'e' il 'dopo', che documenta che cosa ci sto a fare. Piccolo dettaglio: naturalmente non sono affatto sicura di cosa ci sto a fare.
Maggie Estep, Diario di un'idiota emotiva
domenica 4 novembre 2007
Come un romanzo...
venerdì 2 novembre 2007
Il codice dell'anima

Ci sono piu' cose nella vita di ogni uomo di quante ne ammettano le nostre teorie su di essa.
Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada.
Alcuni di noi questo 'qualcosa' lo ricordano come un momento preciso dell'infanzia, quando un bisogno pressante e improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze, ci ha colpiti con la forza di un'annunciazione:
Ecco quello che devo fare, ecco quello che devo avere.
Ecco chi sono.
mercoledì 31 ottobre 2007
Cantilena all'angolo della strada

La pretesa freschezza della natura all'alba è un'illusione.
Tutto è così come l'avevamo lasciato al sopraggiungere della notte.
Giacciono, sparsi sul lastrico della città, i rottami del giorno precedente.
Senza contare che, in tutto il mondo, continuamente fa giorno.
Se il telefono ce lo comunicasse, udiremmo a ogni istante, del giorno e della notte:
spunta il sole, spunta il sole, spunta il sole.
Vero è che riceveremmo continuamente altrettanti annunzi:
il sole tramonta, il sole tramonta, il sole tramonta.
Perciò, quando sembra che,
al primo raggio che indora i fili di ragno fra i cespugli bagnati di rugiada,
tutto il creato canti: "È giorno, è giorno", non è tutto il Creato che canta,
e in quel momento c'è anche a qualche distanza da noi un luogo dove,
sentendosi il primo brivido della sera,
pare che il Creato mormori sul pianto delle cose:
"Pentimento, pentimento, il giorno è finito!
"Ma anche qui non è tutto il Creato, è un piccolo punto del Creato.
Achille Campanile, Cantilena all'angolo della strada!
giovedì 25 ottobre 2007
Il tè nel deserto

Si svegliò, aprì gli occhi. La stanza gli diceva poco o niente, profondamente immerso com'era nel non-essere da cui era appena affiorato. Se l'energia di accertare la propria collocazione nel tempo e nello spazio gli mancava, gliene mancava anche il desiderio. Sapeva soltanto di esistere, d'avere attraversato vaste regioni per ritornare dal nulla; c'era, al centro della sua coscienza, la certezza di una tristezza infinita e al tempo stesso rassicurante, poiché era la sola ad essergli familiare. Non aveva bisogno di ulteriore consolazione.
He awoke, opened his eyes. The room meant very little to him; he was too deeply immersed in the non-being from which he had just come. If he had not the energy to ascertain his position in time and space, he also lacked the desire. He was somewhere, he had come back through vast regions from nowhere; there was the certitude of an infinite sadness at the core of his consciousness, but the sadness was reassuring, because it alone was familiar. He needed no further consolation.
lunedì 1 ottobre 2007
Il venditore di storie

La mia testa ribolle.
È come un gorgoglio di centinaia e centinaia di nuove idee.
Continuano incessantemente a sgorgare.
Fino a un certo punto è forse possibile controllare i pensieri,
ma difficilmente si riesce a non pensare.
L'animo ribolle di idee stravaganti;
non arrivo neppure a fissarle che subito vengono rimpiazzate da nuove idee.
Non riesco a evitare che i pensieri si confondano.
Raramente sono in grado di ricordare quello che ho pensato.
Prima che arrivi a riflettere su un'ispirazione,
succede sempre che questa si trasformi in un'idea ancora migliore,
ma anch'essa talmente evanescente nella sua essenza che mi devo sforzare di metterla al riparo dalla vulcanica eruzione di trovate sempre nuove...
martedì 25 settembre 2007

...Non so se mi riuscirà di portare a termine questa storia inebriante e tormentosa,
padroneggiare una vicenda la cui verità mi crocifigge,
liberare immagini che mi forzavo di condannare all'oblio.
Se il cuore di un esule è sempre diviso tra il timore di essere soverchiato dai ricordi e la voluttà di abbandonarvisi, quello di un vinto, ferito dalle ingannevoli illusioni che lo hanno trascinato alla sconfitta, perentoriamente si nega alle memorie...

Uno spazio bianco si riempie man mano di parole, ed è la prima pagina di un libro, una lettera scritta con inchiostro che non lascia traccia, un antico marmo dissepolto inciso di caratteri ermetici...
Chi sogna si sforza di leggere le parole, se riuscirà a decifrarle avrà una risposta alle domande decisive che lo riguardano.
Ma le parole non si afferrano, sono distorte, ondeggianti, viste come attraverso uno schermo d'acqua.
Chi sogna sa di sognare, eppure questo non lo rassicura.
lunedì 24 settembre 2007

Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. È stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, è stato rinviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di "aspettare un poco" prima di spingerci nel baratro.

E adesso dove? Quando? Chi?
Senza chiedermelo. Dire io. Senza pensarlo. Chiamarle domande, ipotesi.
Procedere innanzi, e, questo, definirlo andare, definirlo procedere.
Può darsi che un giorno, fatto il primo passo, io ci sia semplicemente rimasto:
rimasto, dove, invece di uscire, com'era mia vecchia consuetudine,
per trascorrere giorno e notte il più lontano possibile da casa mia,
ma non era poi tanto lontano.
Può essere cominciato così.
Non mi rivolgerò più domande.

...Sì ...l'Inferno! Non è sempre là che devono finire, prima o poi, in questa vita o nell'altra, tutti coloro che hanno gioito di voluttà sconosciute alla gente comune?
All'innamorato tocca l'indifferenza; al giocatore, l'indigenza; all'ambizioso, l'incapacità; all'artista, l'anonimato e la malevolenza; al pigro, la cupidigia; all'avaro, il dissesto, e al goloso, la sazietà. Ma può esserci un inferno per una mania innocente che si nutre di se stessa e che fa onore alle lettere e alla patria, facendo sopravvivere quattro o cinque attività produttive? Non l'avrei creduto.
Eppure uno ce n'è. Lo so adesso, perché ci sono stato:
"Sono io colui che ritorna dall'Inferno del bibliofilo".
domenica 23 settembre 2007

Devo raccontare lentamente. Con calma, senza fretta. Aspettare che le parole si stacchino dal profondo di me stessa, vaghino un po', mi arrivino in gola ed escano come un soffio, un respiro come un altro, un'azione che compiamo migliaia di volte al giorno, una certezza. Per una volta, non farmi incalzare, non cedere al quotidiano, negarmi all'occupazione principale di noi tutti, ogni mattina: riempire le nostre vite, fingerci Dio, fare gli idioti.

