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sabato 5 gennaio 2008

Il cammino dei Magi


"Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme...".
Oro, incenso. Mirra anche. Furono tra le prime cose che vide, venendo alla luce.
Non che gli importasse granché delle ricchezze: in seguito l'ebbe a dimostrare.
Doveva comunque essere uno spettacolo da perderci gli occhi.
Il luccichio dei doni traboccanti dalle consunte bisacce da viaggio, contrapposto all'estrema frugalità del ricovero ove era nato.
Gli effluvi stordenti delle resine aromatiche, spandendosi, andavano a mescolarsi con l'odore secco e pronunciato dello stallatico.
Non di meno l'omaggio più gradito e inatteso fu certo la devozione che quegli uomini ricchi e distinti dimostrarono per il Neonato.
Chissà lo sgomento provato da Maria e Giuseppe.
Abituati com'erano all'unica compagnia dei pastori, si trovarono quei signori sontuosamente vestiti, chini in adorazione del Bambino.
Si dice fossero sapienti venuti da oriente: stranieri dunque.
Scrutando il cielo, o forse dentro se stessi, videro una stella che tracciò loro la via.
A noi, che sperimentiamo tempi di soluzioni facili e di frastuoni diffusi, piace pensare fosse una stella grande.
Enorme, con la coda pure.
Dimentichi che il rapporto autentico con Dio può instaurarsi e maturare solo nel silenzio di un cuore disposto a sentirne il potente sussurro.
Nel deserto, luogo privo di inutili echi, radunò il Signore il popolo eletto per manifestare la Sua volontà. Sempre in luoghi solitari si sarebbe ritirato Gesù, per pregare il Padre.
Con o senza l'aiuto degli astri, ma sicuramente con la promessa di Dio nel cuore, i Magi intrapresero il lungo e faticoso cammino.
Solo chi lo desidera con passione, giunge a vedere il volto di Cristo.

Fonte non specificata

venerdì 21 dicembre 2007

Tu vedi più lontano di me

Ogni volta che non so spiegarmi il perchè delle cose, ogni volta che la sofferenza o il dubbio si fanno strada in me, ogni volta che non trovo il senso, penso sempre che TU vedi più lontano di me...


Avevo agito bene
avevo le risposte
la strada era quella giusta
ma mi ha portato qua
Conosci le mie pene
per questo chiedo aiuto
adesso che ho rinunciato
io sò la verità
TU VEDI PIU LONTANO DI ME
TU SAI LA VIA
NON VOGLIO SAPERE PERCHE
TU VEDI PIU LONTANO DI ME
se questo è un saggio
non ne vedo la ragione
c’ho messo tutta l’ intenzione
ma forse no,non basta
non voglio fare peggio
la fede sai mi aiuta
ripongo in te tutta la mia fiducia
e tutto ciò che resta
MA TU VEDI PIU LONTANO DI ME
TU SAI LA VIA
NON VOGLIO SAPERE IL PERCHE
TU VEDI PIU LONTANO DI ME
credevo che una nuvola fosse il cielo
ho visto un uccello volare
e l’ho seguito
credevo di poter spiccare il volo
ma tu puoi plasmarmi
devi insegnarmi
TU VEDI PIU LONTANO DI ME
TU SAI LA VIA
NON VOGLIO SAPERE IL PERCHE
TI ASCOLTERO
IO CREDO IN TE
tu vedi più lontano di me.

lunedì 17 dicembre 2007

Il mio nome è Pazienza


Purtroppo la pazienza non è tra le mie qualità principali, ecco perchè quando lessi questo articolo che qui vi riporto, mi sono fermata a riflettere sul valore di questa virtù a me ancora così sconosciuta e per me così lontana.
Io che vorrei sempre tutto e subito, dovrei imparare ad aspettare i tempi di Dio.
La nostra concezione di tempo è ben più limitata, vede sì, ma fino ad un certo punto, ed è qui che rimaniamo fregati, quando vogliamo dare un tempo a tutto, ma il Nostro tempo, vogliamo misurare con la nostra Misura, l'Incommensurabile.
Vorrei allora chiedere a Dio per Natale, di farmi questo Dono: di avere pazienza con i figli, con mio marito, con la mia stessa vita.

"C'è chi dice che in paradiso Dio chiami ciascun eletto col nome di una virtù. Non potrà chiamarmi Speranza: non ho atteso nessuna gioia sulla terra né in cielo. Né Fede: non sono stata certa. Né Carità: ho amato Dio e il prossimo con parsimonia. Né Generosità: ho contato, pesato, misurato tutto. Né Zelo: non ho cercato di conquistare. Né Povertà: mi compiaccio del mio benessere. Né Umiltà: mi compiaccio dei miei pensieri. Né Sincerità: non sono vera. Né Scienza: non ho memoria. Né Pietà: non ho ardore. Il nome sarà quello dell'asino: Dio mi chiamerà Pazienza."

La citazione è oggi un po' lunga, ma le parole della poetessa spirituale francese Marie Noël (1883-1967) nel suo Diario segreto sono così limpide da non esigere lunghi commenti.
Avere la virtù dell'animale più disprezzato ma anche più utile e semplice è in verità una qualità importante che trascina con sé altre virtù in modo implicito. In una società come la nostra che vive con frenesia, che non sa attendere, che vuole tutto "in tempo reale", che inveisce se è in fila e l'altro non si sbriga, che "non ha tempo", l'invito alla pazienza può sembrare una stravaganza "da orientali" che non hanno niente da fare, come si è soliti dire.
E invece bisognerebbe di più pensare a quello che un altro scrittore francese più celebre, Honoré de Balzac, aveva affermato in uno dei tre racconti delle Illusioni perdute (1837-43): «La pazienza è ciò che nell'uomo più somiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni». Per fare un bambino ci vogliono nove mesi e per scrivere un capolavoro forse decenni.
Non entriamo in questo nuovo anno pretendendo tutto e subito, ma affidiamoci alla pazienza che conosce i ritmi e i tempi della vita, e quindi genera serenità e fiducia.

(Tratto da : Mattutino , di Mons. Ravasi sul quotidiano Avvenire)

domenica 25 novembre 2007

Sofferenza


Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell'unità di cuore e di mente
di un'assemblea di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.

Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.

Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza
della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell'inspiegabile gioia
di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.

Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.

Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede.


Madre Teresa di Calcutta

giovedì 22 novembre 2007

Buoni propositi


Ho parcheggiato e camminato
non so quanto e non so dove sono, qua
ma so soltanto che si sente un buon profumo,
un bel silenzio e l'acqua che va
lontano da me,
lontano da noi,
lontano dalla giostra che non si ferma mai
e ciò il biglietto sì ma questa corsa
la vorrei lasciare fare a voi

solo a voi, la lascio fare a voi,

che io sto bene qui,
seduto in riva al fosso
io sto bene qui,
seduto in riva al fosso.


Ogni giorno per me è pieno di buoni propositi: oggi studierò, cucinerò, starò con i bambini, curerò la casa, forse riuscirò anche a stirare.
Alla fine della giornata ho realizzato solo una parte di quello che mi ero proposta di fare, chissà perchè poi rinuncio sempre alla stessa cosa...

Dovrei scuotermi un pò, in questo periodo sono un pò troppo intorpidita, mi sembra di vivere e rivivere ogni giorno la stessa storia, un pò come quello schifo di soap che la tv ci propina, per farci credere che la vita sia lì, in ciò che vediamo.
Ad esempio, avete mai visto a Beautiful qualcuno fare le pulizie? O preoccuparsi per l'imminenza di un esame universitario? Mah!
Misteri.
Certo, sono una mamma molto elastica, però anch'io capita a volte che mi spezzi...
E qui subentra un altro discorso, sullo spezzarsi per amore dell'altro , sì, cerco di farlo secondo lo spirito cristiano, ma nn sempre col sorriso sulla bocca, più spesso nella mormorazione.
Mi viene in mente in proposito un brano dal Diario di Santa Faustina Kowalska:

Aiutami, o Signore, a far si che i miei occhi siano misericordiosi,
in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c'è di bello nell'anima del mio prossimo e gli sia di aiuto.

Aiutami a far si che il mio udito sia misericordioso,
che mi chini sulle necessità del mio prossimo,
che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo. Aiutami, o Signore, a far si che la mia lingua sia misericordiosa
e non parli mai sfavorevolmente del prossimo,
ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono.
Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani siano misericordiose
e piene di buone azioni,
in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su di me i lavori più pesanti e più penosi.

Aiutami a far sì che i miei piedi siano misericordiosi,
in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo,
vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza.
il mio vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo.

Aiutami, Signore, a far si che il mio cuore sia misericordioso,
in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo.

A nessuno rifiuterò il mio cuore.


domenica 11 novembre 2007

Ama la vita...


Ama la vita così com'è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

(Madre Teresa di Calcutta)

sabato 3 novembre 2007

Isacco



Non chiamarmi codardo

Padre di questa terra

Non chiamarmi non credente

Se ho pensato un momento

( Che Dio non ci amasse )

Che nel tuo destino di vecchio

E nel mio troppo giovane

Altro non potesse volare

Che un angelo in ritardo

Nella gravida notte

Madre nostra perenne

Come figli e fratelli ascoltammo

L'astuta domanda

«Uccidi uccidi-lo uccidi-mi»

Non qualche stolido agnello

Non tutto il genere umano

- precisava nel vento la eco-

E un indice freddo segreto

La guidava fra le sponde rocciose

Ed i conati di foglie

E la tua mente già pronta

Ai popoli avversi

Le tue braccia protese

A correggere il mondo

I tuoi occhi già volti

Quattro volte all'orizzonte

E tu libero dunque – tu fiero

Tu venisti ridotto a destino

A padre vero di mille moltitudini

Invecchiato al di sopra del tempo

Quando la eco mi rinvenne

Colpendo esultando il mio corpo

Come avesse ripreso la fonte

Riparo nel covo natio

La sua primigenia parola

Detta dovunque dalla mia carne

O padre

fui forse io

Nel vento

A parlare (?)

La mia voce di ritorno

Da un grembo più grande

Se riconobbi nel cuore

Quell'ordine supremo

E a dispetto di te

Mio terreno atterrito fattore

Stetti muto e mansueto

Come chi renda un fragile dono

Sulla cima del monte

Già incriminata d'aurora

Preparasti l'altare

Per la cruna più assurda

«Uccidimi ora»

dalla mia bocca finalmente

la parola ricongiunta sigillata

con anima e saliva

il verbo al quale obbedisco

pagando il prezzo

Che il tempo richiede

Per congiurare con Dio-

Un Dio che su noi fa le prove

Della sua mortalità

Di una qualche venuta a venire

Che ancora non capisco-

L'eternità fra le cose

Come tempo a ritroso

Nel figlio che muore

Nel padre che lascia morire-

Ora ti è possibile tutto -Abramo-

Non hai orizzonti a fermarti,

solo dal cielo attendiamo

Il nuovo esatto confine

l'angelo che ci dica

Dove comincia Dio

Fin dove arriva per noi

Questo essere uomo.


A.Esposito


venerdì 2 novembre 2007

Commemorazione di tutti i fedeli defunti


San Cipriano (circa 200-258), vescovo di Cartagine e martire
Trattato sulla mortalità, 20, PL 4,596s

« Chi crede in me, anche se muore, vivrà » (Gv 11, 25)


Non dobbiamo piangere i nostri fratelli liberati da questo mondo con la chiamata divina. Sappiamo che per noi non sono perduti, bensì mandati innanzi a noi, e che morendo ci precedono come chi parte per un viaggio in terra o in mare; e noi dobbiamo desiderarli, ma non piangerli, né indossare vesti di lutto, mentre lassù essi già portano vesti bianche; né dobbiamo dare occasione ai pagani di rimproverarci e giustamente, perché piangiamo come estinti e perduti quelli che affermiamo viventi presso Dio, non provando con la testimonianza dei nostri sentimenti quella fede che professiamo con le parole. Noi siamo traditori della nostra speranza e della nostra fede, se quello che diciamo appare falso, artificioso, ingannevole nei fatti. A nulla serve ostentare la virtù con le parole e distruggere con la vita la loro veracità...

Se dobbiamo soggiacere alla morte, attraverso la morte noi passiamo all’immortalità, e non può cominciare per noi la vita eterna se non usciamo dalla vita presente. Né si tratta di un’uscita, ma di un passaggio, di un viaggio nel tempo per raggiungere l’eternità. Chi non si affretterebbe a raggiungere una sorte migliore? Chi non desidererebbe di cambiare e trasformare al più presto il proprio essere a immagine di Cristo?

La nostra patria è nei cieli (Fil 3,20)... Là ci aspetta un gran numero di persone a noi care: una schiera folta e vasta di parenti, fratelli e amici ci attende con desiderio, già sicura della propria salvezza e avendo a cuore la nostra... Affrettiamoci a raggiungerli, desideriamo ardentemente essere presto presso di loro e presto presso Cristo.